Elefantino nel branco, i ragazzi diventano grandi, ora speriamo nei franchi tiratori

Al direttore - Carissimo Giuliano, che tu lasci la direzione del Foglio è per tutti noi una vera metàbole epocale le conseguenze della quale si potranno capire soltanto un giorno. In questi diciannove anni (ricordiamo che 19 è il numero sacrato a san Gennaro e a san Giuseppe) il Foglio siccome da te creato e diretto ha rappresentato uno dei motivi per i quali è valso la pena vivere. Ringrazio quindi non per le mie personali ragioni ma per quelle obiettive. Sarebbe giusto che tu andassi a dirigere il Corriere. Solo tu riusciresti a riportarlo al suo ruolo e al suo peso. Solo tu insieme con Vittorio Feltri; ma giacché Vittorio viene indicato quale presidente della Repubblica (ancorché chi lo indica non abbia forse sentimenti puri), non voglio distoglierlo dall’alto compito: per il Corriere resti solo tu. Voglio pregarti di farti interprete presso Claudio Cerasa del mio sentimento augurale vivissimo: e infatti, ancora una volta: formulare voti al Foglio significa formularli a noi stessi.
Paolo Isotta
Paolo Isotta
Al direttore - Sarò felice di udire ancora i barriti dell’Elefantino in pascolo ai margini del bosco. Anzi ne farò una condizione per essere ancora un assiduo lettore del Foglio, l’unico giornale che nell’ormai mia lunga vita di ottantenne ho sempre acquistato tutti i giorni.
Giuseppe Giocoli
Giuseppe Giocoli
Elefantino splendidamente nel branco. In arrivo mille barriti per le vostre orecchie.
Al direttore - Il Foglio per me non è semplicemente un giornale, è un centro affettivo, la bellezza che di schianto penetra nella mia giornata, momenti di puro piacere, assoluta felicità, sempre precaria come tutto ciò che è umano, ma anche permettetemi un po’ divino come lo è il nostro gran giornale. Su Facebook qualcuno vi appella così e tra innamorati ci si capisce al volo di chi si parla. Come in tutte le storie di amore autentico ci sono stati momenti di gioia ma anche di dolore, di accoglienza e valorizzazione, nelle centinaia di miei interventi sul rimpianto Hyde Park Corner, e decine di lettere sul cartaceo, con risposta calorosa dell’elefantino, la cui imprevedibile libertà e imperscrutabilità di giudizio rimane leggendaria, e ultimamente molti respingimenti per la mia insistenza, l’insistenza dell’amore. Adesso ci troviamo di fronte a un nuovo inizio, il Foglio è il giornale meno ovvio in circolazione e ci ha abituati alle continue novità per tenerci desti come uomini. La sua penna sig. Cerasa non è nuova per noi, adesso deve organizzare adeguatamente l’imponenza della bellezza talentuosa che ha tra le mani, operazione tutt’altro che scontata, buon lavoro, buon tutto!
Giovanni Santachiara
Giovanni Santachiara
Al direttore - Caro Ferrara, caro Cerasa. A entrambi gli auguri più fervidi da un vecchio fedele lettore fogliante e al Foglio con tutta la redazione per quanto fatto, e per ciò che di trasversale farà ancora. Buon lavoro.
Vito Spina
Vito Spina
Al direttore - Leggo il Foglio dal 1° settembre del 2000 (e da allora ho conservato tutte, tutte, le copie, che tengo in solaio). Grazie per questi anni. Grazie davvero per questo bellissimo giornale. Mi consideri un amico se lo crede. Faccia i miei auguri al nuovo direttore, si è preso sulle spalle un fardello pesantissimo, ma certamente lo saprà portare. Ad majora.
Renzo Rozzini
Renzo Rozzini
Al direttore - Caro Cerasa provo oggi a mettermi nei suoi panni in una giornata dove il giornalista cresciuto sotto l’ala del direttore fondatore Ferrara del Foglio quotidiano conquista la poltrona più importante e galvanizzante del giornale, non oso immaginare l’orgoglio e la sua soddisfazione quando il maestro ha ceduto i titoli, non voglio spendere a lei complimenti classici di circostanza mi limito solo a sottolineare il fatto positivo che in Italia ci sia come nel suo caso una classe giornalistica nuova fresca che chiede spazio e si conquista posizioni gratificanti. Concludo facendole un appello: non modifichi troppo la nostra creatura quotidiana che a mio avviso non ha bisogno di essere rivoluzionata ma bensì rimanere un piccolo quotidiano di nicchia autorevole e libero ricco di sostanza come lo è sempre stato da vent’anni a questa parte. Grazie e sono certo che saprà essere all’altezza visto che cosa ha dimostrato in questi anni.
Roberto Carletti
Roberto Carletti
Sempre lo stesso. Ma a vent’anni di vita, fate gli auguri al Foglio, è giusto che i ragazzi dimostrino di essere diventati grandi.
Al direttore - Quindi siamo passati in una settimana da Je suis Charlie a Je suis Mattarella?
Luca Meffi
Luca Meffi
Mattarella è la negazione dell’Italicum e la sua naturale conseguenza. Un notaio da cinquanta sfumature di grigio. Forse è l’unica soluzione. Forse ci salveranno i franchi tiratori.